Terapia verde per l'insonnia
Tra le piante provenienti dalla tradizione erboristica e dalla medicina popolare, prive tuttavia di conferme scientifiche, si trovano la Camomilla, il Luppolo, i fiori di Biancospino, così come i fiori del Rosolaccio, o Papavero rosso dei campi. Queste piante vengono abitualmente utilizzate sotto forma di tisana, indicate come rimedio salutistico domestico nelle forme più lievi, non certo con valenza strettamente terapeutica. Questo anche per non medicalizzare immediatamente qualunque segnale distorto provenga dal nostro organismo. Piante sempre provenienti dalla tradizione, ma decisamente da abbandonare perché tossiche o potenzialmente tali, sono invece gli Anemoni, il Lauroceraso, ed il Lactucario, il succo secreto dalle foglie e dalla radice della Lattuga virosa.
Storicamente il rimedio fitoterapico ipnotico per definizione è l'oppio, il latice secreto dal fusto e dal fiore del Papavero da oppio (Papaver somniferum), certamente oggi da abbandonare come tale, perchè proibito oltre che pericoloso, ed utilizzabile invece solo come fonte di alcaloidi ad attività farmacologica specifica (morfina, codeina, papaverina, ecc.).
Un papavero invece ancora oggi utilizzabile nella terapia dell'insonnia è la Escolzia (Eschschltzia californica), giallo, tipico delle distese californiane, presente in rimedi erboristiche, e farmaci registrati. Su questa pianta vi sono ancora scarsi dati scientifici, rimane comunque utilizzabile a livello terapeutico salvo alcune avvertenze: cautela nei bambini e negli anziani per la presenza di alcaloidi che agiscono come sedativi sul Sistema Nervoso Centrale, ed alcaloidi che possono interferire sulla funzionalità cardiaca e sul sistema nervoso vegetativo, con turbe del ritmo e della pressione arteriosa. I rischi ovviamente esistono in particolare per i soggetti che stiano assumendo contemporaneamente altri farmaci. Una pianta sempre di uso tradizionale ma sulla quale esiste adeguata letteratura scientifica, con ricerche sul meccanismo d'azione e sull'efficacia clinica, è la Valeriana (Valeriana officinalis). La pianta cresce spontanea nei luoghi freschi ed umidi dei nostri monti, ed entra a far parte di numerose specialità farmaceutiche sedative nonché della Farmacopea Ufficiale italiana ed europea. Si utilizza il rizoma e le radici sotto forma di estratto standardizzato. Agisce in modo simile ai farmaci non benzodiazepinici, sul recettore del GABA (acido gamma aminobutirrico) ma difficilmente crea dipendenza. L'attività farmacologica della pianta è stata pure confermata con elettroencefalogrammi condotti su pazienti, che documentano la non alterazione della fase REM. Può essere utilizzata nella cura dell' insonnia e dei disturbi del sonno, come pure terapia complementare di alcune manifestazioni di tipo ansioso (attacchi di panico, crisi di angoscia, tremori, crampi addominali, irritabilità, tensione nervosa, vertigini psicogene, colon irritabile, palpitazioni, cefalea, ecc.). L'efficacia comunque è garantita solo con posologia di estratto di molto superiore a quella abitualmente utilizzato.
Una pianta “nuova” nella terapia dell' insonnia, utilizzabile in particolare nella terapia delle forme croniche quando espressione di un malessere diffuso, di una sindrome ansiosodepressiva o di uno stato di ansia cronica, è invece l'Iperico. La pianta, nota anche come “erba di S.Giovanni” è più comunemente conosciuta ed utilizzata come antidepressivo, con un meccanismo d'azione complesso, in quanto inibisce la ricaptazione della serotonina ed agisce anche sul recettore del GABA. Pochi invece sanno che la pianta è fra quei vegetali che contengono “naturalmente” una certa quantità di melatonina. La molecola dell' ormone secreto dall'epifisi può essere quindi anche di origine vegetale, e serve a ristabilire un giusto equilibrio nel ritmo sonno/veglia. Questo è molto importante e può meglio giustificare anche l'impiego di estratti di Iperico nella terapia dell' Insonnia. Questo trattamento richiede una prescrizione medica obbligatoria, anche per legge, perché l'Iperico è sì un rimedio fitoterapico efficace, è sì un rimedio ben tollerato e con scarsi effetti collaterali, ma è anche un rimedio vegetale che può essere responsabile di importanti interazioni farmacologiche, con psicofarmaci e non solo. Quindi anche in questi casi NO all'automedicazione. Con una buona esperienza in ambito fitoterapico è possibile quindi ottenere ottimi risultati sia in termini di efficacia, sia in termini di riduzione della dipendenza da benzodiazepine. E per tornare al nostro paziente insonne, sarà opportuno sempre indagare anche su eventuali assunzioni di erbe potenzialmente responsabili dell'insonnia o del suo aggravamento, quali il Ginseng e l' Eleuterococco, ma anche piante ricche di caffeina (Caffè, Tè, Guaranà ecc.) o sinefrina (Arancio amaro), tutte psico e cardio stimolanti.