Il peperoncino
Fresco o essiccato, crudo o cotto, il peperoncino viene tanto decantato quanto denigrato, spesso per credenze che non hanno prove scientifiche. Uno studio recente sembra smentire l'idea diffusa che mangiarne tanto possa causare la comparsa di emorroidi, o peggiorarne i sintomi, liberando le persone che soffrono di questo disturbo da un regime alimentare che ne limiti l'uso. Lo studio - di tipo cross over randomizzato - non ha utilizzato la cucina messicana o italiana, ma pastiglie contenenti polvere di peperoncino oppure una sostanza inerte (placebo). I 48 pazienti che hanno preso parte alla ricerca, considerati dagli autori un campione di dimensioni adeguate per gli obiettivi dello studio, hanno ricevuto due pastiglie non distinguibili tra loro, una con peperoncino l'altra con placebo, che hanno ingerito durante il pasto a una settimana di distanza una dall'altra. I pazienti, affetti da emorroidi di secondo e terzo grado, hanno valutato sintomi quali dolore, bruciore, gonfiore e sanguinamento anale.

Per decidere quanta polvere di peperoncino utilizzare per la pastiglia di trattamento, i ricercatori hanno seguito le indicazioni di un membro dell'Associazione insegnanti di cucina italiana, secondo cui per rendere una pietanza piccante la quantità di polvere necessaria e sufficiente è pari alla punta di un coltello, calcolata su una media di misurazioni come pari a 10 mg. La polvere di peperoncino è stata ottenuta macinando insieme frutti e semi della specie Capsicum frutescens.

Gli effetti del peperoncino
La gravità dei sintomi è stata valutata da ogni paziente dopo sei ore, dopo un giorno e dopo due giorni dall'assunzione di ciascuna pastiglia, utilizzando una scala graduata da zero a dieci. Le persone coinvolte sono state invitate a non assumere durante lo studio pepe, alcol, caffè e cioccolato, cibi potenzialmente associati a disturbi gastrointestinali o sintomi emorroidali. "I risultati non mostrano differenze significative nella gravità dei sintomi riportata da chi ha assunto peperoncino e da chi ha invece assunto placebo, per nessuno dei sintomi valutati", spiega Donato Altomare, tra gli autori della ricerca. "Non ci sono ragioni insomma perché pazienti affetti da emorroidi non mangino cibo piccante, se lo desiderano". In definitiva, una credenza diffusa da riconsiderare.